C'è un luogo comune nelle PMI e startup che vuole il Finance come ultimo a entrare in azienda. Quando però l'obiettivo è raccogliere capitale e fare operazioni di finanza straordinaria conviene cambiare impostazione radicalmente.

Ritengo corretto costruire prima il prodotto, validare il mercato, assicurarsi che il target sia interessato e disposto a pagare per il valore offerto. L'errore vero sta nel pensare che il CFO e la finanza arrivino molto dopo, quando l'azienda è già strutturata o sotto pressione. Il Finance diventa così un reparto di consolidamento, un costo, non una risorsa strategica. Il rischio? Senza un disegno economico-finanziario chiaro, si spreca tempo e energia in direzioni sbagliate. Nel fundraising, accade di peggio: si perde credibilità davanti ai finanziatori strutturati.

Non tutte le imprese hanno bisogno di un CFO dal primo giorno, e sarebbe disonesto sostenere il contrario. Esiste però una situazione in cui questo ordine conviene invertire, e rimandare ha un costo concreto: quando l'obiettivo è raccogliere capitale o fare operazioni di finanza straordinaria.

Perché la finanza conviene prima nel fundraising

Un investitore sta valutando dove allocare il proprio capitale. Ho analizzato questa dinamica in dettaglio nell'articolo I founder preparano pitch. Gli investitori valutano asset, dove mostro come chi investe legga l'azienda come un bene economico, non come una persona o un'idea astratta.

Gli investitori guardano quello che l'azienda è oggi, ma anche quello che può diventare se certe condizioni si realizzano. Per questo si disegnano i Financial Plan: proiezioni economico-finanziarie della strategia ideata dai founder. Questo è il mezzo di comunicazione principale e anche il motivo per cui bisogna diffidare da qualsiasi cosa si chiami "strategia" senza essere radicata nei numeri e in una pianificazione concreta.

La logica è lineare: il founder ha una visione, per realizzarla ha azioni concrete in mente che comportano costi, investimenti e generano ricavi. Il Business Plan traduce tutto questo in una traiettoria numerica, mostrando quale risultato concreto arriverà. Un investitore competente analizza le assunzioni, verifica la coerenza interna, chiede conto delle scelte e dei numeri. Un founder in gamba sa come rispondere a queste challenge perché i numeri non sono tabù, ma il fondamento della sua strategia.

CFO Tip #1

Primo errore nel fundraising: prendere le challenge del fondo sul personale, come accanimenti o incomprensione del vostro modello di business. I founder brillanti sanno che gli investitori valutano un asset. Abbracciano il processo di negoziazione e sono pronti ad affinare la loro idea sulla base dei numeri, perché i numeri giusti rafforzano l'idea, non la limitano.

Il punto centrale è tradurre una visione in una traiettoria numerica solida. Non è un tocco finale da aggiungere al termine del percorso, è la parte più decisiva di tutto il processo di raccolta. Farla entrare in gioco dopo aver già impostato la strategia significa costruire la parte che pesa di più proprio quando manca la competenza che la costruisce meglio.

La visione resta dell'imprenditore, il motore di tutto. Ma la finanza le dà una forma su cui un terzo possa appoggiarsi con fiducia. Quando le due cose nascono insieme, i numeri raccontano la stessa storia della visione e la reggono quando vengono scrutinati da vicino.

CFO Tip #2

Se un round è nei tuoi piani, la domanda non è "quando l'azienda sarà pronta per un CFO", ma "quanto prima del round conviene averlo a bordo". La risposta, quasi sempre, è: ieri. Coinvolgere un CFO a negoziazione ormai avviata significa correre rischi enormi su cifre che muovono il destino dell'azienda per i prossimi 3-5 anni.

Il capitale è un mezzo, non un premio

Esiste una seconda ragione per cui un piano solido e il Finance al fianco è essenziale, e la si comprende subito dopo il closing. Il capitale raccolto è un mezzo, non un premio per bravi. Finanzia decisioni il cui ritorno arriverà più avanti, e gli investitori fronteggiano un'erogazione di capitale facendo un atto di fiducia sui founder e sul Financial Plan che mostrerà risultati concreti solo successivamente.

Nei mesi seguenti al closing occorre dimostrare che i numeri calati nel Business Plan non erano frutto della fantasia, di eccesso di confidenza nella propria azienda e disancorati dalla realtà. Si deve rispettare la fiducia che il capitale ha concesso con un reporting costante (normalmente mensile o trimestrale) sull'avanzamento lavori. In questo reporting è necessario mostrare che l'azienda sta crescendo senza rompersi.

Il piano costruito per gli investitori è in realtà anche e soprattutto uno strumento di gestione che si usa ogni mese. Dice all'imprenditore se procede sulla giusta via o se sono necessarie azioni correttive. Financial Plan trattati come presentazioni da archiviare e dimenticare in un cassetto rischiano di diventare pericolosi, ritorcendosi contro i founder quando i fondi di investimento torneranno a chiedere conto dei risultati promessi.

CFO Tip #3

Un piano serve a raccogliere, ma serve soprattutto dopo: è ciò che monitora la qualità e l'efficienza dell'execution mentre i risultati maturano. Se il tuo Financial Plan è stato scritto solo per gli investitori e poi messo da parte, non è uno strumento. È solo una promessa fatta in documenti che nessuno leggerà più fino a quando le cose non andranno male.

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Il caso di Aflabox: quando la finanza non arriva alla fine

Aflabox è una startup agritech che ha sviluppato una tecnologia proprietaria per la sicurezza alimentare e il controllo qualità dei cereali. Il DNA dell'azienda è internazionale, la filiera di produzione e logistica tocca più continenti. Un profilo affascinante sul piano dell'innovazione, ma per questa stessa ragione complesso da tradurre in un percorso di raccolta credibile agli occhi di finanziatori strutturati.

Il risultato è noto: un round complessivo da 1,35 milioni di euro, a cui si sono aggiunti ulteriori 150.000 euro a fondo perduto ottenuti con gli strumenti della finanza agevolata. A guidare l'operazione, come lead investor, è stata CDP Venture Capital nell'ambito del programma FoodSeed, insieme a Farming Future e ToSeed & Partners.

Dietro quel numero c'è esattamente il ribaltamento di ordine di cui abbiamo parlato: il Finance non è arrivato a cose fatte, è entrato prima ed è rimasto dentro. Il lavoro di FinHance non si è limitato al Financial Plan da mostrare agli investitori, ma lo ha ingegnerizzato in due direzioni parallele.

Da un lato, numeri realistici e a prova di negoziazione con i fondi: testati contro benchmark internazionali del settore agritech, capaci di reggere la challenge degli investitori, costruiti con assunzioni verificabili e non con proiezioni azzardate. Dall'altro, la traduzione di quegli stessi numeri in operatività quotidiana: budget di dettaglio, controllo dei costi, milestone di spesa legate a milestone di risultato concreto.

Abbiamo lavorato intorno al piano su tutta la struttura economico-finanziaria: controllo di gestione, tesoreria, organizzazione e processi. La differenza è tra consegnare a una startup un bel documento e consegnarle un sistema con cui governarsi. Un Financial Plan che non resta nel cassetto ma diventa lo strumento con cui, mese dopo mese, l'azienda dimostra ai fondi che la traiettoria promessa si sta realizzando. È stato anche il lavoro che, in fase di negoziazione, ha permesso di trasformare le domande esigenti degli investitori in scelte più solide, invece che in ostacoli da superare.

CFO Tip #4

Quando un investitore chiede di rivedere un'assunzione nel piano, non sta attaccando il tuo modello. Ti sta offrendo l'opportunità di rendere il tuo modello più robusto. Ho visto founder brillanti trasformare ogni challenge in una occasione per costruire un piano che usciva dalla negoziazione più forte, più difendibile, e soprattutto più operativo. Il Financial Plan che esce da una negoziazione strutturata è sempre migliore di quello che entra.

Crescere senza rompersi: il monitoraggio dopo il closing

Il percorso completo di Aflabox, con la timeline del round, la rassegna stampa e il metodo applicato, è raccolto in un caso studio che abbiamo pubblicato su finhance.it. Nel medesimo spazio trovate anche l'intervista con Luca Alinovi, CEO e founder di Aflabox. Luca ha una storia particolare: per quindici anni ha lavorato sul tema delle aflatossine dal lato dei grandi finanziatori internazionali, prima alla FAO e alla Rockefeller Foundation dove è stato Executive Director del Global Resilience Partnership (un fondo da 160 milioni di dollari), oltre a essere co-autore di sistemi di analisi economica ancora oggi usati a livello globale.

Dopo aver affrontato il problema delle contamazioni alimentari dal lato del finanziamento internazionale, Luca ha deciso di passare dall'altra parte e costruire direttamente l'impresa che potesse risolvere il problema. Quella decisione ha portato a Aflabox, uno sforzo che ha richiesto di trasferire decenni di expertise tecnica e di mercato in una struttura di startup lean, con un Business Plan che facesse dialogare l'esperienza globale con la realtà di una raccolta di capitale nel mercato italiano.

Ripercorrendo le parole di Luca, il valore del fundraising non sta nel chiusura della call con i fondi, ma in quello che accade nei mesi successivi. Gli investitori non misurano il successo dell'investimento dal momento in cui versano i soldi. Lo misurano da quello che accade dopo. Un piano finanziario che funziona è quello che guida l'azienda verso i risultati promessi, non quello che rimane carta.

"Il capitale raccolto è un mezzo, non un premio. Finanzia decisioni il cui ritorno arriverà più avanti. Nei mesi successivi al closing occorre mostrare che i numeri del Business Plan non erano frutto della fantasia, ma di una lettura lucida della realtà."

Chiara Bastianelli, Partner FinHance
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Torno a dove siamo partiti. Il luogo comune dice che il Finance arriva alla fine, quando l'azienda è grande o quando è in affanno. La storia di Aflabox racconta l'opposto. Entrato prima, il Finance non è stato un costo di struttura, è stato parte della strategia che ha reso possibile la raccolta e che oggi dimostra mensilmente ai fondi che l'investimento e la fiducia sono stati ben riposti in un progetto innovativo, solido dal punto di vista finanziario e anche remunerativo.

Se davanti hai un round o un'operazione di finanza straordinaria, l'ordine giusto è questo. Per primo, si costruisce una strategia validandone gli impatti con un modello economico-finanziario ad hoc. Non è sufficiente un modello generico o uno scaricato online, serve uno pensato sulla tua azienda, sul tuo mercato, sulla tua capacità operativa concreta. Poi si difende quella strategia mese dopo mese davanti a chi ti ha dato fiducia. Infine, si tiene il timone della rotta aziendale in modo consapevole, capendo se si è sulla rotta giusta o se c'è bisogno di aggiustare il tiro. Così, si cresce senza rompersi.