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Un tempo le aziende non esistevano.
Viaggio interminabile sull’A1 con un collega CFO.
“Facciamo un mestiere che per quasi tutta la storia umana non è esistito.”
Niente Srl, niente partite IVA, nemmeno un bilancio depositato e, sì, nemmeno un CFO. Per quasi tutta la storia umana tutto il peso che oggi spalmiamo su strutture, contratti e responsabilità limitata stava sulle spalle di una persona sola: l'imprenditore.
Ci sono voluti secoli e tre invenzioni per separare l'impresa dalla persona.
Oggi vi porto con me in un viaggio storico nelle imprese, croce e delizia tipicamente umana…Pronti? partiamo dal principio!
All’inizio furono i mercanti
Non esistevano aziende in principio ma esistevano i mercanti.
Uno comprava pepe a Venezia, lo caricava su una nave, lo rivendeva a Bruges. Quel guadagno era suo, quel rischio era suo, quei debiti erano suoi fino all’ultima moneta e fino all’ultima camicia. Se la nave affondava, affondava lui. Non c’era nessuna entità a fare da scudo, nessun velo tra l’uomo e il suo commercio: il mercante e il suo affare erano la stessa identica cosa. Il controllo di gestione, se vogliamo chiamarlo così, era un uomo fermo sul molo che guardava se la nave tornava.
Shakespeare ne ha fatto teatro, con un pezzo a cui sono molto legata e che (da giovane) ho anche recitato e non a caso ambientandolo a Venezia.
Nel Mercante di Venezia il commerciante Antonio fa da garante per un prestito all'amico Bassanio e firma con l'usuraio Shylock un patto folle: se non restituisce i tremila ducati nei tempi, pagherà con una libbra della propria carne.
Quale migliore raffigurazione del coinvolgimento dell’imprenditore/mercante in prima persona?
Antonio è tranquillo, le sue navi stanno per tornare cariche e ripagheranno tutto, solo che le navi non tornano in tempo, lui va in rovina e si ritrova in tribunale con un coltello puntato, a parlare del “da dove” prendere la libbra di carne.
È la fotografia perfetta di quel mondo (a volte, sotto un profilo psicologico, anche di quello moderno): la garanzia di un debito non è il patrimonio di un'azienda, è la carne dell'imprenditore. Per fortuna però l’uomo ha poi concepito modi per separare l’impresa dalla persona: nascono così le aziende.
Andiamo nella Firenze del ‘300
Il primo passo verso qualcosa che somiglia a un’azienda lo fa l’Italia e mi fa sempre piacere raccontarlo a chi vive da queste parti.
Nel Trecento i Bardi e i Peruzzi erano le banche più potenti d’Europa. Prestavano a re e papi (clienti private insomma), gestivano le licenze sull’esportazione della lana inglese, avevano uffici da Londra a Cipro. Erano il “too big to fail” quasi sette secoli prima che inventassimo l’espressione. Poi fecero un errore che si può tranquillamente trovare anche oggi in diverse aziende: concentrarono una fetta enorme dei loro crediti su un solo grande cliente. Per capirci: siamo di fronte al primo rischio di concentrazione della storia, almeno quella che sono riuscita a ricostruire io (se avete storie antecedenti a questa segnalatemele, sarà interessante!).
Il cliente oggetto della concentrazione era Edoardo III d’Inghilterra, che aveva bisogno di soldi indovinate per cosa? Per una guerra, contro la Francia. E qui c’è un dettaglio molto umano: i banchieri italiani a un certo punto si accorsero presto di aver prestato troppo. Ma siccome avevano già prestato tanto, continuarono a prestare ancora, per non perdere quello che avevano già messo.
Alzi la mano chi non ha mai visto la stessa dinamica in una PMI italiana.
Ai fiorentini, servivano le licenze reali sulla lana per restare nel loro vero business: prestare quei soldi al re era necessario, non si potevano tirare indietro, era il prezzo salato da pagare per stare sul mercato.
Quando, intorno al 1340, il re smise di onorare i debiti, le cronache dell'epoca parlano di cifre nell'ordine delle centinaia di migliaia di fiorini d'oro (gli storici di oggi le considerano gonfiate, ma l'ordine di grandezza resta da capogiro). La Peruzzi saltò nel 1343, la Bardi nel 1346, e si trascinarono dietro buona parte del sistema finanziario fiorentino.
Per secoli si è raccontato che fu il ripudio di Edoardo a far saltare tutto anche se qualche esperto è più cauto e porta come argomentazione il fatto che a Firenze, negli stessi anni, fallirono anche banche che al re non avevano prestato un solo fiorino. Il default reale fu probabilmente l'innesco, non la malattia: il sistema era già fragile, troppo esposto, troppo concentrato.
I Bardi e i Peruzzi però erano ancora famiglie, ancora non imprese: rischiavano in prima persona il nome, il patrimonio, lo status. Quando la banca fallì, fallirono loro come persone.
Mancava nella storia delle imprese ancora un pezzo fondamentale per arrivare alle aziende che conosciamo.
E quindi andiamo ad Amsterdam, il 20 marzo 1602
L’invenzione vera arriva ad Amsterdam e abbiamo anche una data precisa: il 20 marzo 1602, con la nascita della Compagnia delle Indie Orientali, la VOC.
Qui succede una cosa che ha cambiato per sempre l’economia e la società.
Per finanziare le spedizioni verso l’Asia, costosissime e rischiosissime, alcune persone mettono insieme un capitale enorme per l’epoca, 6,4 milioni di fiorini, raccolti da oltre mille investitori (potremmo dire il primo round di fundraising della storia?). Non solo re e nobili, anche piccoli mercanti che versavano la cifra minima e diventavano soci di qualcosa molto più grande di loro, insomma una raccolta fra business angels e founder.
Le tre invenzioni della VOC sono ancora oggi, mattone su mattone, sotto i piedi di qualunque srl italiana.
La prima è la responsabilità limitata. Il socio rischia solo quello che ha versato, non la casa, non i risparmi di famiglia. Se l’impresa va male, perde l’investimento e basta. È una sorta di rete che scherma e che permette alle persone “normali” di osare.
La seconda è il capitale permanente, che la VOC raggiunge pienamente nel 1612. I soldi restano dentro l’azienda, non si potevano ritirare alla fine di ogni viaggio come si faceva prima, quando ogni spedizione apriva e chiudeva i conti da sola. Sembra un tecnicismo ma in realtà è un enorme cambio di paradigma: è l’elemento che permette di ragionare in anni invece che in singole operazioni nel breve termine. Senza capitale che resta non c’è strategia, c’è solo cassa che entra ed esce.
La terza è la mia preferita. Se volevi uscire dalla VOC non scioglievi la società, vendevi la tua quota a un altro. Da lì nasce, non per caso, la borsa di Amsterdam. La Compagnia delle Indie Orientali ha inventato le exit, il modo di far uscire un socio senza far morire l’azienda. Potremmo anche dire che hanno permesso alle aziende di entrare (potenzialmente) nell’immortalità.
E sapete un dettaglio interessante? La VOC ci mise vent’anni a comporre il puzzle, aggiustando i pezzi un errore alla volta, sotto la pressione dei conti che non tornavano. La responsabilità limitata anche per i direttori arriva solo nel 1623, ventun anni dopo. Persino l’antenata di tutte le società per azioni è stata costruita inciampando e lì, tra i canali di Amsterdam, mi immagino il precursore dei CFO che aveva un bel da fare.
L’azienda prende vita e cambia la nostra per sempre
Ad Amsterdam nasce un’idea potentissima. L’azienda diventa un “essere” a sé. Una persona giuridica autonoma, distinta dai suoi proprietari, che possiede beni, contrae debiti, guadagna, fallisce e soprattutto sopravvive a chi l’ha fondata.
La VOC è andata avanti quasi due secoli, purtroppo fallì nel 1799, schiacciata da corruzione, contrabbando interno e costi amministrativi fuori controllo (ma questa storia te la racconto un’altra volta, perché ha pagine di management control che sembrano scritte ieri). Ma è morta lei, l’entità, non i suoi soci, pensate che i soci dell’ultima generazione non avevano mai conosciuto i fondatori.
L’azienda era diventata più longeva delle persone che l’avevano immaginata, affrontò anche dei passaggi generazionali che oggi mettono in ginocchio alcune imprese, e poi morì, nell’infamia, senza nemmeno un CFO al capezzale, si spense tristemente, probabilmente senza nemmeno aver capito di aver cambiato per sempre il mondo dell’imprenditorialità.
E quindi oggi la ricordiamo, la grande Compagnia delle Indie Orientali, che rese immortali le imprese.
Io un mestiere come il CFO, fino a quattrocento anni fa, non avrei avuto modo di farlo. Anche se a dire il vero la partita doppia Luca Pacioli la codificò nel 1494 ed era diventata la bibbia di mercanti e banchieri ma ancora mancava l'altra metà: l'azienda. C’era quindi il libro mastro ma non l'entità azienda, solo qualcuno fermo sul molo che guardava l'orizzonte sperando che la nave tornasse.
A volte in realtà, mi rendo conto che anche io sto su un molo a scrutare l’orizzonte, accanto a un imprenditore che preoccupato teme che se la sua nave non tornerà dovrà farli levare una libbra di carne dal fianco, ed è per questo che costruiamo sistemi di controllo di gestione cioè di geolocalizzazione delle navi, utili in tempesta, ma anche per la navigazione quotidiana.
Comunque alla fine Antonio non ha dovuto pagare con la libbra di carne.
Sapete come finisce la storia?
Antonio sembrava ormai spacciato ma interviene Porzia, che entrò in tribunale travestita da uomo e difese i numeri, il business e la vita stessa di Antonio con ingegno: riconobbe allo strozzino il diritto di prendere la carne ma non il sangue, che non era previsto nell'accordo specifico (il Termsheet!), rendendo di fatto impossibile per Shylock esigere il pegno.
Mi piace pensare a lei come al primo CFO della storia.
