Inauguro oggi una nuova rubrica che parla di aziende, finanza e mondo imprenditoriale.
Credo fermamente che l’innovazione nel nostro paese passi dalle imprese ma vedo quotidianamente aziende in grandi difficoltà, alcune per motivi manageriali, altre per temi economici finanziari, altre ancora a causa di mala organizzazione.
Penso che le imprese siano arte e logica applicata, facciamole funzionare.
Se pensi che il confronto su questi temi sia utile condividi, partecipa alla conversazione e seguimi nelle prossime puntate!
L’EBITDA è spesso il parametro di riferimento per misurare la performance di un’azienda, soprattutto in operazioni di M&A e analisi finanziarie. È un numero comodo, pulito (se tralasciamo i cosiddetti “Adjusted Ebitda” di cui vi parlerò prossimamente), apparentemente oggettivo. Ma proprio questa semplicità lo rende pericoloso, perché l’EBITDA, da solo, non racconta tutta la verità.
Un’azienda può avere un margine operativo eccellente e al tempo stesso bruciare cassa. Se il capitale circolante è mal gestito, se i crediti aumentano più velocemente dei ricavi o se i fornitori vengono pagati sempre prima, l’EBITDA può sembrare solido mentre la liquidità reale si sta sgretolando. Lo stesso vale per il CapEx: un’azienda che ha bisogno di investimenti costanti per mantenere la sua posizione di mercato può mostrare un EBITDA elevato, ma se il free cash flow è sistematicamente negativo, è solo una questione di tempo prima che il modello si spezzi.
Un altro grande inganno è ignorare la leva finanziaria. Due aziende con lo stesso EBITDA possono avere profili di rischio opposti se una è fortemente indebitata e l’altra è finanziariamente autonoma. L’EBITDA non tiene conto di questa differenza e, in un contesto di tassi in rialzo, l’impatto della leva diventa un elemento cruciale nella sostenibilità del business.
Spesso poi si parla di crescita dell’EBITDA come se fosse sinonimo di successo, ma la vera domanda è: quanto di quell’EBITDA si trasforma in cassa reale? Senza una generazione di cash flow sostenibile, senza una struttura finanziaria equilibrata, il valore dell’azienda è solo apparente.
L’errore più grande che si possa fare in finanza è fermarsi a guardare un numero e pensare di aver capito tutto.
L’EBITDA è un buon punto di partenza, ma mai un punto di arrivo.
La vera analisi, ahimè, inizia dove finiscono i numeri facili.

