Ho un modello da chiudere. So già come farlo: apro Excel, imposto le formule, collego i fogli. Due ore, forse tre. Output certo, tempi certi.
Però c’è l’alternativa. La butto in pasto all’AI e vedo cosa esce. Potrebbe volerci mezz’ora. Oppure potrei perderne quaranta a correggere un output che sembrava perfetto ma aveva un riferimento circolare nascosto tre tab più in là.
Il punto è questo: il tempo è la risorsa più scarsa che ho e i clienti vogliono i numeri giusti al momento giusto. Ogni ora che perdo dietro a un esperimento è un’ora che non fattura.
Ma se non sperimento, resto indietro. E restare indietro nel 2026 significa perdere competitività e qualità.
Quindi ogni task diventa una micro-decisione: AI o a mano?
A mano = tempo certo, output certo.
AI = tempo variabile, output variabile.
In pratica una scelta tra due tipi di costo. Il primo lo conosco in anticipo. Il secondo è una distribuzione di probabilità: a volte va benissimo, a volte è peggio che se avessi fatto tutto da solo.
Ad oggi faccio un mix. Se sul tavolo ci sono i numeri di un cliente, vado a mano. Se sto costruendo qualcosa per uso interno o esplorando un formato nuovo, provo con l’AI. Non è una regola scientifica, è più una soglia di rischio: quanto posso permettermi di sbagliare su questa cosa specifica, oggi?
Non ho una soluzione migliore. Onestamente non credo che esista, almeno per ora. Chi dice “usa l’AI per tutto” non ha mai consegnato un piano finanziario a un investitore serio. Chi dice “non mi serve” o mente o sta per rimanere indietro.
